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Pasta

La storia della pasta è una storia affascinante. Sappiamo che in Magna Grecia (sud Italia) e in Etruria era già nota. In Magna Grecia era chiamata làganon (da cui viene la parola lasagna)e in Etruria di makaria (da cui viene la parola maccheroni).
In alcune tombe etrusche, a Cerveteri, si trovano disegnati gli strumenti per fare la pasta, come il mattarello o la spianatoia.
I Latini parlavano di laganum per definire un impasto di acqua e farina tagliato a piccole strisce. La parola latina pasta, che si userà in Italia dagli anni Mille, viene invece dal greco pattein, che vuol dire mescolareimpastare.
Lo scrittore romano Apicio parla già della pasta nel primo libro di cucina che sia stato scritto, il De re coquinaria.
Questa pasta, di cui parla, veniva cotta con il condimento direttamente nel forno.

Nel Medioevo, in Italia, abbiamo un primo grande cambiamento e nasce un nuovo metodo per cucinare la pasta, che è quello usato ancora oggi: la bollitura in acqua.
Nello stesso periodo nascono i formati della pasta forati, come le penne, rigatoni e bucatini nel centro-sud, e la pasta ripiena, come tortellini e ravioli, nel centro-nord.
Mentre nel nord Italia nasce e si sviluppa la pasta all’uovo, in Sicilia si applica il metodo dell’essiccazione che fa durare la pasta più a lungo per poterla commerciare con gli Arabi.
Insieme alla produzione della pasta nascono le botteghe e le organizzazioni dei pastai.

Nel 1450 troviamo il primo libro con istruzioni tecniche per la creazione dei vermicelli (spaghetti), scritto dal Maestro Martino, un cuoco celebre in tutta Europa.
Testimonianze scrivono che la pasta viene accompagnata già nel Medioevo con il formaggio grattugiato, come il parmigiano, specialmente in Emilia. Mentre nel ‘600 troviamo delle indicazioni per la migliore cottura: la pasta deve rimanere soda, quindi essere al dente, e non scotta, cioè troppo cotta.
L’ultimo importante sviluppo legato alla pasta è la diffusione dell’uso della forchetta, nato in Italia e diffuso in Europa.

Vedi anche:

Comprensione del testo

  1. Da quale lingua deriva il termine “lasagna”?
    a) Dal greco pattein.
    b) Dal latino laganum.
    c) Dall’etrusco makaria.
    d) Dal latino pasta.
  2. Qual è il metodo di cottura della pasta usato ancora oggi?
    a) Cottura in forno.
    b) Cottura a vapore.
    c) Bollitura in acqua.
    d) Cottura in padella.
  3. Chi è stato il cuoco famoso che scrisse il primo libro con istruzioni per la creazione dei vermicelli (spaghetti) nel 1450?
    a) Apicio.
    b) De re coquinaria.
    c) Maestro Martino.
    d) Martino da Tours.

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Cucina italiana

Si dice che la cucina sia lo specchio del paese e della cultura di questo paese. Niente di più vero se si pensa all’Italia. La cucina italiana si sviluppa nei secoli, fin dalle antichità romane, con influenze greche, arabe, bizantine e dal nuovo mondo.
Come per il paese, anche la cucina conosce tante e varie differenze regionali, pur mantenendo un linea comune, propria della dieta mediterranea.

La cucina italiana è una cucina semplice, spesso alcuni piatti richiedono meno di cinque ingredienti. Ma è anche una cucina equilibrata, che si affida alla qualità dei prodotti, più che alla quantità.

Le ricette più celebri, in Italia, sono state scritte dalle mamme e dalle nonne, non dai grandi chef, e questo rende la cucina italiana una cucina casalinga, facilmente riproducibile e riprodotta spesso anche all’estero, tanto da diventare la cucina più apprezzata al mondo.

Tanto è importante l’alimentazione che l’Italia ha organizzato un’Esposizione Universale (EXPO) proprio su questo tema a Milano, nel 2015.

I pasti

In Italia ci sono quattro tipi di pasti, ma non tutti hanno la stessa importanza.

Il primo pasto della giornata è la colazione, normalmente tra le 7 e le 10. La colazione italiana è esclusivamente dolce; in genere un caffè o un cappuccino, a volte con una spremuta, con biscotti, croissant o pane e marmellata.
E’ un pasto leggero, quindi in una giornata lavorativa viene seguito a metà mattina da uno spuntino, che può essere una merendina, dei biscotti o della frutta.

Il pranzo è uno dei due pasti principali, di solito tra le 12 e le 14. E’ in genere caldo ed è composto in teoria da quattro portate o piatti:

– Antipasti, un breve assaggio di formaggi o salumi per stimolare l’appetito
– Un primo piatto, a base di pasta, riso o minestra
– Un secondo piatto, o contorno, fatto di carne, pesce, uova o verdure
– Un dolce o della frutta
A questi piatti seguono di solito un caffè e un amaro, chiamato anche ammazzacaffè, perché diminuisce gli effetti della caffeina.
Un pasto così completo è consumato, ormai, solo di domenica e nei giorni festivi, mentre normalmente si mangia o un primo o un secondo piatto.

Il pomeriggio tra le quattro e le cinque, soprattutto per i bambini, c’è la merenda, un pasto leggero a base di dolce, pane e cioccolata o biscotti, con tè o latte.

Tra gli adulti, tra le sei e le sette, si è diffuso l’aperitivo, uno spuntino accompagnato da un cocktail dopo il lavoro e prima di cena.

La cena è l’altro pasto più importante della giornata e si svolge, normalmente, tra le sette e le nove. Lo schema è lo stesso del pranzo e anche in questo caso normalmente si mangia solo un primo o un secondo.

Gli orari cambiano molto in base al lavoro, ma, in genere, più si scende verso il sud e più si tende a mangiare più tardi.

Vedi anche:

Comprensione del testo

  1. Qual è uno dei motivi per cui la cucina italiana è considerata una cucina casalinga facilmente riproducibile?
    a) È stata sviluppata dai grandi chef internazionali.
    b) Ha molte influenze straniere.
    c) Le ricette più celebri sono state scritte dalle mamme e dalle nonne.
    d) Si basa principalmente su piatti complessi.
  2. Quanti tipi di pasti ci sono in Italia?
    a) Due tipi di pasti.
    b) Tre tipi di pasti.
    c) Quattro tipi di pasti.
    d) Cinque tipi di pasti.
  3. Qual è uno degli orari tipici per la colazione in Italia?
    a) Tra le 5 e le 7 del mattino.
    b) Tra le 7 e le 10 del mattino.
    c) Tra le 12 e le 14 del pomeriggio.
    d) Tra le 18 e le 20 della sera.

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Chinotto

Il chinotto è un po’ la coca-cola italiana, anche se è una bevanda più sana e gustosa. Questa bevanda, diffusa solo in Italia e in alcune comunità italiane del mondo, è prodotta dal succo dell’omonima pianta, è analcolica e frizzante. Il sapore è un po’ amaro, ma ha anche un retrogusto delicato.

L’origine del chinotto non è ben chiara. Il nome scientifico del chinotto è Citrus Myrtifolia, e forse è una trasformazione dell’arancio amaro.
La pianta non è molto alta, un metro e mezzo o due al massimo, e il frutto è grande come la metà di un arancio normale.

Con il chinotto si possono fare anche confetture e canditi. Non è molto buono da mangiare al naturale.

Alcuni documenti dicono che la San Pellegrino sarebbe tra le prime aziende ad aver prodotto la bevanda, nel 1932.
Ma ci sono anche indicazioni precedenti, per cui è difficile dirlo con esattezza.
Nel 1949 Pietro Neri ha fondato un’azienda produttrice di chinotto che, con una campagna pubblicitaria efficace, è riuscita a diffondere largamente la bevanda in tutta la penisola.
Lo storico slogan era: non è vero chinotto, se non c’è l’8!

Curiosità: nel chinotto c’è più caffeina della coca-cola classica.

Comprensione del testo

  1. Qual è il sapore principale del chinotto?
    a) Dolce
    b) Salato
    c) Amaro
    d) Piccante
  2. Come viene prodotto il chinotto?
    a) Utilizzando il succo di un’arancia normale
    b) Utilizzando il succo di una pianta chiamata chinotto
    c) Utilizzando il succo di limone
    d) Utilizzando il succo di una pianta chiamata coca-cola
  3. Chi è stato il fondatore di un’azienda produttrice di chinotto nel 1949?
    a) Pietro Neri
    b) San Pellegrino
    c) Citrus Myrtifolia
    d) Coca-Cola

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