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Intervista a Mario Capecchi

Completa la seguente intervista a Mario Capecchi, premio Nobel per la Medicina nel 2007, coniugando i verbi nei modi e nei tempi adeguati.

Perché ha scelto i topi?
Il genoma murino (essere) al 99,9% simile a quello umano e quindi se modifichiamo un determinato gene in un topo, (aspettarsi) che l'effetto osservato (rispecchiare) quello che avverrebbe nell'uomo. Perciò possiamo arrivare a capire la funzione del gene non solo nei topi ma anche negli esseri umani e questo (valere) sia per i geni che coinvolgono la fisiologia che per quelli relativi ai comportamenti.

Però il cervello dei topi è diverso dal nostro.
E' vero, è diverso in alcuni aspetti, (essere) molto più piccolo e quindi non ci aspettiamo che (essere) intelligente come noi. Ma per molti comportamenti innati, quindi già codificati nel DNA (come ad esempio (avere) paura, fame e il fatto di pulirsi) ci aspettiamo che topi e umani (essere) identici.

Riguardo la paura, i topi sono molto pavidi di natura.
Sì, è vero e (essere) anche attivi soprattutto di notte. Ma anche noi dobbiamo essere in grado di valutare un pericolo e prendere la decisione di fuggire o di affrontarlo. Dobbiamo capire quando (avere) fame o sete e provvedere di conseguenza. E dobbiamo anche pulirci, un'attività che (condividere) da tutti gli organismi.

Ma come si fa a capire se un topo ha disturbi psichici osservando i suoi comportamenti?
(Esistere) già alcuni test comportamentali per valutare, appunto, i comportamenti, ma credo che (essere) necessario svilupparne di nuovi. Esistono già altri mezzi per gli esseri umani. Ad esempio, si può praticare l'analisi dell'imaging funzionale. Si può osservare il cervello, (vedere) quali aree sono attive e quali inattive in reazione alla vista di una certa immagine o a certe attività. In futuro, speriamo di poter ottenere e interpretare i risultati dell'imaging sul cervello del topo e a partire da lì, trarne inferenze su che cosa (stare) pensando il topo.

Lei sta pensando di mettere i topi in una macchina per l'imaging?
Sì, per la RMI o nello scanner per la tomografia assiale, fare una risonanza magnetica funzionale insomma, osservare quali aree cerebrali (avere) un'attività elevata nel topo, paragonarle con le configurazioni cerebrali che osserviamo negli esseri umani e dedurne quello che (succedere) nel cervello del topo.

Nei topi l'attività cerebrale (produrre) una cascata di reazioni chimiche.
Sì infatti possiamo anche fare ricerca sui neurotrasmettori, sui neurorecettori. Tutte le analisi biochimiche si possono fare sia per i cervelli dei topi che per quelli umani.

Ma lei è un genetista e quindi penso che (occuparsi) della componente genetica dei problemi psichici dei topi.
Sì, solo che recentemente ci stiamo concentrando di più sul comportamento, e anche sullo sviluppo cerebrale perché penso che le due cose siano collegate. Secondo la mia opinione, risulterà che le funzioni cerebrali (dipendere) da come si è formato il cervello.

Però se io sono depressa, posso dirglielo, ma un topo non può parlare.
Giusto, gli esseri umani possono parlare, valutare attraverso la comunicazione quali sentimenti o emozioni provano, mentre con i topi no. Tuttavia sono sicuro che anche i topi (potere) soffrire di depressione. La depressione è molto diffusa tra gli uomini, circa il 15% delle persone soffre a un certo punto di depressione acuta. Ma negli uomini e nei topi, ci sono sintomi in comune, come l'inattività. Con la depressione, le attività alle quali (dedicarsi) una persona/un topo di solito (diminuire) palesemente. Così possiamo utilizzare un indice di attività per misurare se un topo è depresso o no. E ci sono altri sintomi comuni alle due specie che ci possono servire per fare correlazioni.

I topi di laboratorio però sono allevati per essere tutti uguali, mentre il cervello umano ha una complessità individuale e cambia con l'ambiente. Questa non è una difficoltà per le due ricerche?
Esatto. Abbiamo ceppi di topi tutti imparentati, molto definiti. Anche io penso che (esserci) una grande interazione tra ambiente esterno e i geni di cui siamo portatori. Però, (studiare) due gemelli umani omozigoti cresciuti in ambienti diversi, si scopre che hanno preferenze comuni non solo per certi colori, ma anche per certi modelli e persino in politica, e (comportarsi) in modo molto simile. Per questo credo che nel comportamento ci sia una fortissima componente genetica ed è questo che dobbiamo scoprire.

(da www.molecularlab.it)

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